(Per maggiori info su Wu Ming visitate il sito web wumingfoundation.com)


» 01/10/2007: uscita digitale di In Rainbows. Come hai accolto questo disco a livello musicale? E qual è il pezzo che ascolti più frequentemente?

– WM4: Personalmente prima dell’uscita di In Rainbows conoscevo i Radiohead soltanto di fama. I miei soci invece, che sono più colti, onnivori e aggiornati di me in fatto di musica li ascoltano da sempre come uno dei gruppi più interessanti degli ultimi dieci anni. Per me è stata una rivelazione. Ho inziato ad ascoltare l’album mentre scrivevo l’ultima parte del mio romanzo solista e non ho smesso finché non ho scritto la parola fine. E’ diventato l’accompagnamento, la colonna sonora del romanzo. Per questo non riesco a isolare un pezzo e dirti che mi piace più degli altri, perché concepisco In Rainbows come un’unica, perfetta sequenza che mi riverbera in testa. Mi fa pensare a una serie di diamanti incastonati in un cerchio, senza soluzione di continuità. Ognuno rifrange la luce in modo particolare e allo stesso tempo esalta l’effetto d’insieme. Magia pura.


» Quanti e quali loro concerti hai seguito? Sarete a Milano il 17/18 giugno?

– WM4: Non mi risulta che nessuno di noi sia mai stato a un loro concerto. Io avevo fatto un pensierino sulle date milanesi, ma quando hai un figlio di due anni, e magari devi già spostarti per lavoro, fai fatica a organizzare le trasferte di piacere.
Rettifica di Wu Ming 2: “Io ero al Vidia di Cesena, primavera del ’94, ed era forse il primo concerto dei Radiohead nel nostro paese. Yorke fece Creep solo chitarra e voce, alla fine del set, e a me vengono ancora i brividi al solo ricordo. Ci saranno stati sì e no ottocento paganti.”


» Su Giap, la vostra rivista virtuale, sostenete che l’iniziativa dei RH “è un giro di boa nella storia della cultura pop del XXI°”. Cosa intendete? Pensate che la loro scelta sia stata veramente rivoluzionaria?

– WM4: Assolutamente sì. E il fatto che i Radiohead abbiano linkato il nostro sito al loro significa che c’è una forte affinità di vedute. Il fatto è che oggi, nel mondo, diversi artisti e narratori si stanno muovendo nella stessa direzione. Con l’operazione In Rainbows i Radiohead hanno dimostrato che il mercato musicale può esistere anche bypassando le grandi major della produzione e distribuzione. O meglio, che si può ridimensionare il loro potere di vita e di morte su qualunque cosa venga prodotta e commercializzata in ambito discografico. Hanno dimostrato insomma che “si può fare” e che questo non significa rinunciare a trarre profitto dal proprio lavoro. Otto anni fa, quando pubblicammo il nostro primo romanzo, fummo i primi scrittori italiani a imporre a una grande casa editrice una clausola copyleft che garantiva di riprodurre o scaricare gratis il testo dal nostro sito. Da allora tutti i nostri libri la riportano e continuano a essere scaricati, ma non per questo hanno smesso di vendere in libreria.
Il fatto che i Radiohead oggi tentino un’operazione analoga e in un ambito dove girano infinitamente più soldi che nell’editoria cartacea, è un evento epocale, che lascia intravedere scenari nuovi e diversi. Una frontiera tutta da esplorare.


» In un articolo sempre su giap dite che: “La mossa dei Radiohead, tuttavia, è solo l’emergere a un altissimo livello di visibilità di pratiche già esistenti e sperimentate sottoterra da molti altri, e non solo in Rete”. A tal proposito puoi spiegare ai nostri lettori la vostra politica di distribuzione e il concetto di copyleft?

– WM4: Copyleft è un termine che nasce da un gioco di parole, in contrapposizione a copyright, ed è ormai una linea di pensiero e una pratica diffusa a molti campi del sapere, della ricerca e della produzione artistica. Laddove il copyright vincola la fruizione del prodotto dell’ingegno al pagamento di un prezzo stabilito dal mercato, il copyleft svincola il prodotto dal supporto che lo veicola e dalla filiera industriale. In sostanza rende possibile la fruizione del testo, della musica o dell’immagine gratuitamente, alla sola condizione che nessun altro vi apponga un copyright (perché in quel caso sarebbe appropriazione indebita). Thom Yorke e compagni, invece di consegnare in esclusiva i diritti della loro musica a una casa discografica, decidono di limitare tale concessione e parallelamente sviluppano un circuito distributivo “in proprio”, tramite il loro sito, a costo zero. Nel loro caso l’esperimento è particolarmente interessante perché hanno voluto rendere scaricabile l’album a offerta libera, cioè affidandosi alla sensibilità e all’affetto del loro pubblico. Mi sembra che l’esperimento sia riuscito. Loro vengono premiati per il lavoro eccelso che hanno fatto e per l’atto di generosità e amore verso il pubblico, mentre tantissima gente può ascoltare In Rainbows senza sborsare decine di euro.
Nel nostro piccolo noi ci muoviamo esattamente allo stesso modo. Sul nostro sito si possono scaricare tutti i nostri libri, in quasi tutte le lingue in cui sono stati tradotti. Così anche chi non vive vicino a una libreria o chi prima di entrarci vuole assaggiare quello che scriviamo, magari per decidere se vale la pena spendere i soldi nell’acquisto, può leggere i nostri romanzi.
Siamo convinti che questa politica ci abbia fatto conquistare molti lettori che altrimenti non ci avrebbero conosciuti.


» Tra pochi mesi uscirà il romanzo solista di Wu Ming 4 e sarà ambientato ad Oxford. Come mai questa scelta? Di cosa parla esattamente?

– WM4: Forse non è incidentale che mi sia imbattuto nella musica dei Radiohead proprio mentre scrivevo un romanzo ambientato a Oxford. Visitando la città in un paio di occasioni, frequentando i suoi pub, mi sono ritrovato a pensare più di una volta che avrei potuto incontrarci Thom Yorke e soci. Il romanzo si svolge all’inizio degli anni Venti del Novecento, nel periodo d’oro di Oxford e ha come protagonisti alcuni degli intellettuali e scrittori che hanno vissuto là. L’archeologo avventuriero che è passato alla storia come Lawrence d’Arabia, il poeta Robert Graves, gli scrittori J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis. E poi c’è la città stessa, che è senz’altro uno dei protagonisti principali. Oggi è molto cambiata rispetto a quegli anni, è una moderna città universitaria e turistica, tuttavia è innegabile che un certo alone di magia, il respiro dei secoli, sia ancora presente. Camminando per le strade è impossibile non pensare che in quelle aule, sotto quelle guglie gotiche, hanno passeggiato i mostri sacri della letteratura inglese. E tutto sommato, ancora adesso è la città di autori come Ian McEwan, Philip Pullman… e i Radiohead.


intervista a cura di Petlifesaver