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Edinburgo 22/08/2006

Recensione concerto Edinburgo

Dopo un viaggio in auto con partenza da Oxford durato 8h (invece delle 6 previste, cause varie), arrivo al Meadowbank Stadium nel momento in cui iniziano a sentirsi le prime note di airbag (ore 20.15 circa). Mi faccio strappare in fretta il ticket. Non mi trovano la videocamera nel marsupio perchè guardano solo lo zaino (come fanno in Italia).
Entro e sbuco nelle gradinate, la prima sensazione nel sentire airbag dopo un bel po’di anni e vedere il colpo d’occhio del gruppo che suona proprio di fronte a me mi solleva dalla paura di non riuscire ad arrivare in tempo. Cerco un posto decente. La prima tentazione di attraversare il prato in zona centrale si rivela inutile e desisto subito, spostandomi verso il lato di Ed.
Provo a riprendere un po’ spostandomi avanti e indietro sempre da quella parte cercando un posto con poche teste ma dopo 3 canzoni (2+2=5, the national anthem e my iron lung) mi sento battere sulla spalla. Era uno della sicurezza che mi dice di smettere. Obbedisco prontamente perchè non avevo proprio voglia di rovinarmi tutto il concerto e cerco di andare più avanti.
Dopo un false start di morning bell e l’esecuzione della suddetta, arriva il primo inedito, videotape, che aspettavo trepidante visto che è la mia preferita. Bellissima esecuzione, da brividi.
Segue la nuova versione di nude che però non mi dice molto, inizia a stufarmi interpretata così, era meglio quella prima in assoluto acustica e con Jonny all’organo.
Segue la classica lucky e the gloaming che quando l’ascolto ad una certa distanza dal palco mi fa sempre un effetto di malessere, causa le pulsazioni che emana. Ma l’hanno fatta proprio bene, con un bel finale.
C’è ancora spazio per un estratto da HTTT con where i end and you begin.
Paranoid android è una forza della natura e si vede che la band e Thom in particolare sono veramente in forma oggi.
Arriva all i need, altra nuova, che dal vivo rende molto di più rispetto all’ascolto sui bootlegs.
Pyramid song non vedevo l’ora di sentirla per ammirare Jonny suonare la chitarra con l’archetto, forse è il momento più suggestivo del concerto, aiutato molto da un gioco di luci veramente spettacolare (complimenti ai tecnici).
Segue il classico fake plastic trees (Jonny stavolta se la ricorda bene e non come al Koko quando l’avevo vista l’ultima volta).
I might be wrong è potentissima e termina con una leggera variante. Dura un po’ di più per fondersi con idioteque dove Thom si scatena nel suo solito balletto psicopatico. Fine primo set con how to disappear completely (anche qui adoro il cono di luce che colpisce Jonny all’inizio). Thom sembra non riuscire più a tenere lunga una delle note nel coro finale angelico e deve staccarla per poi riprenderla (cosa che farà anche a Dublino).
Inizia il primo bis con you and whose army? che speravo proprio di vedere per farmi 2 risate nel vedere la faccia che fa Thom inquadrato da vicino dalla videocamera sistemata di fronte al suo piano. E infatti mi diverte come prevedevo. Questa sono riuscito a riprenderla tutta puntando sempre sul megaschermo sopra di me (ero arrivato nel frattempo in quella posizione).
Si passa poi a bodysnatchers, altra nuova (io speravo in bangers ‘n mash) ma comunque è carina anche questa.
E poi arriva il momento secondo me migliore della serata: una versione di just con un Thom scatenato come mai (probabilmente un po’ alticcio), la più bella che io abbia mai sentito! Aspetto con trepidazione di poterla risentire in qualche registrazione…
Fine primo encore con karma police che ha un po’ rotto le balle…l’unica cosa che le tira su il voto è il finale a cappella con il pubblico (che non ci sarà a Dublino).
Si parte a ritmo di tribale con there there nel secondo bis, dedicata a Jonny Marr (presente tra il pubblico).
Si prosegue con true love waits al rhodes (anche questa non mi convince così, meglio la versione acustica) come intro a everything in its right place e qui inizia la mia paura…non voglio finisca tutto con questa song ammazzaconcerti. Nel finale Jonny dice qualcosa a Phil che picchia ancora sulla batteria facendo sì che il giovine Greenwood possa campionarlo ancora con un bel risultato.
Ma me lo sentivo che non poteva finire così perchè Thom era troppo gasato ed infatti ritornano subito tutti sul palco e Thom non ha la chitarra…e questo vuol dire con buona probabilità..creep!
Eccola, finalmente! Era dal ‘97 che non riuscivo a ribeccarmela! Premo il Rec. per immortalarla. E’ancora piacevolissima, cantata a buon livello da Thom (e da tutto il pubblico) che però si mette a ridere nel finale e non canta l’ultima strofa “i don’t belong here”.
Tripudio dalla folla presente numerosa nel prato ma con larghi vuoti nelle gradinate. Giusto il tempo di tornare all’auto e dopo pochi minuti Giove Pluvio decide di sfogarsi un po’ e mettere la parola fine a questa bella serata scozzese.

Enrico (street spirit)