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Avenches 15/08/2006

Recensione di Alessandra (@li)
Recensione di Alessandro Bacchetta

Avenches 15/08

Ore 10.30 circa arriviamo ad Avenches… La location è fantastica come ci si immaginava… Il pensiero corre al concerto dei Cure che c’è stato l’anno scorso li… … C’è in giro anche un emulo di Robert Smith, italiano, probabilmente in ritardo di un anno…
L’area del festival (arena compresa) è ancora accessibile (faranno sgombrare, non si sa bene in che modo) poco prima delle 5.00. Ci godiamo i preparativi del palco, il soundcheck (fatto dai tecnici del suono) e tutta l’atmosfera. Birrino, pranzo… cazzeggio… chiacchiere con la gente che c’è in giro, tentativo di corruzione di un omino della security andato male…
Ore 16.00 decidiamo di metterci in fila quando ancora non è stato approntato nessun posto per fare la fila… non ci sono più gli svizzeri di una volta…
Cmq siamo in Pole position. 2 h e 30 di attesa pallose… controlli capillari e perquisizioni serissime… si entra… TRANSENNA… davanti a Jonny. Pochi metri da Thom.
The Magic Numbers completamente da cancellare.
Ore 21.45 è previsto l’inizio. Ma i tecnici continuano a girare intorno ai giochini di Greenwood. Qualcosa non funziona. Ansia… 21.55 comincia…
There there…
The National Anthem e Lucky. Su queste due si capisce che Greenwood è in panico. Qualcosa nn va… gesti di stizza, cavi, prove. Thom da segni di nervosismo… l’ansia ancoraaaaaaaaa….
KidA… quasi irriconoscibile … Banger’s Mash… siparietto di Thom alla batteria… bella…
Comincia My Iron Lung… il microfono fischia… Thom si arrabbia col tecnico e smette di cantare… gli altri smettono di suonare. Penso che ora si incazzano e se ne vanno. Paura.
Invece Thom si scusa con tutti e sulla frase “forget what happened” riattacca My Iron Lung… delirio… sono carichi e incazzati da paura… viene fuori una versione pazzesca.
Greenwood si è anche tagliato un dito cercando di sistemare la pedaliera… ma che sfiga… dopo Karma Police Thom va al piano e dice “there’s blood on the piano”… ridendo… è bellissimo!… Morning Bell a sorpresa. I Might Be Wrong… la solita carica di adrenalina…
Street Spirit e Climbing Up the Walls un tuffo nel passato… stupende (anche se con ancora qualche problema tecnico sulla seconda). Myxomatosis… sul disco non la sopporto. Dal vivo diventa perfino bella. Thom si contorce come un folletto impazzito. Pyramid Song… i tecnici fanno per spostare il piano e Thom fa segno di lasciarlo dove si trova. Attacca Down is the New Up in piedi… entra il piano. Semplicemente fantastica.
Poi sezione da urlo: Just, Idioteque e Paranoid Android (Thom scazza l’attacco… si era dimenticato di dover cantare? Ride… lo adoro).

Salutano prima degli encores che sono una cosa da urlo:
Like Spinning Plates è poesia pura… non riesco a smettere di riascoltarla in loop da ieri sera…
Airbag e the Bends…
I wish I wish I wish that something happeneeeddddd…

Portano gli strumenti per EIIRP… si capisce che sta per finire… peccato… snippet di True Love Waits sull’intro di Everything (avrà sentito le richieste di Corrado e me?)…. finale classico… splendido… sorrisi e saluti…

Nonostante i problemi tecnici un’altra serata fantastica.

Alessandra




Avenches 15/08

Quello di Avenches è stato per me il primo concerto dei Radiohead, ed è stato magnifico. Mi sono messo in coda dalle 14:30, in modo da trovarmi in prima fila alle 22:00, quando è cominciato lo show. L’arena non era molto grande, o almeno non grande quanto mi sarei aspettato: era tutto pieno, e al massimo ci saranno state seimila persone. L’acustica non era male, ma dopo aver visto il luogo mi sarei aspettato di meglio, poiché, viste le piccole dimensioni, c’era da aspettarsi un sound perfetto che invece non è arrivato.
Ma questi sono dettagli. Ciò che rimarrà per sempre stampato nella mia memoria è l’esaltazione che ho provato nel vedere le percussioni appena prima della partenza dello show, che anticipavano l’inizio che avevo sognato, con There There, che è stata coinvolgente come al solito. Altro amore, Lucky, terza nella scaletta.
Ci sono stati dei piccoli imprevisti, come il problema tecnico durante Iron Lung che ha fatto saltare i nervi a Thom, che per un attimo ha pensato di abbandonare il palco salutando il pubblico, e il taglio che si è procurato Jonny nei primi minuti del concerto. Il resto è filato tutto liscio e, vista la qualità dei pezzi propositi e la sicurezza con cui ormai vengono eseguiti dalla band, non poteva essere altrimenti. Kid A dal vivo è sublime, non mi aspettavo qualcosa del genere, bellissima, accompagnata egregiamente dall’ottima scenografia. Indubbiamente il membro che mi ha colpito di più è stato Jonny, che passava da una strumento ad altro con una disinvoltura ed una semplicità disarmanti, addirittura si è messo a suonare la chitarra elettrica come se fosse un violoncello, ovvero con l’archetto, per creare i suoni di sottofondo di Pyramid Song.
Sono apparse, tra le nuove, Bangers and Mash, dal vivo veramente trascinante e potente, e Down is the New Up, molto bella musicalmente, soprattutto nella parte centrale suonata al piano da Thom, carica di significato, una degna prosecuzione, almeno sul piano semantico, di 2+2=5.
La vera sorpresa è arrivata comunque da Myxomatosis, traccia che ritengo mediocre per come è stata registrata in Hail to the Thief, che è diventata molto particolare e coinvolgente grazie alla magistrale performance vocale di Thom Yorke, che ha cantato con una strabiliante voce metallica ruotando su se stesso per circa due minuti, alla fine dei quali, essendosi accorto dell’eccellente prova, ha rivolto il microfono verso il pubblico per l’ovazione.
Durante i versi “Rain down” di Paranoid Android ha cominciato a piovere sul serio (qualche goccia era già caduta all’inizio della suite), ed è stata una coincidenza stupenda, anche perché alla fine della canzone si è fermata per poi riprendere più forte al termine del concerto. Ricorderò per sempre quattro scenette di Thom: la prima, quando ha rivolto verso di noi il microfono con la faccia platealmente stremata al termine di Myxomatosis per ricevere l’ovazione; la seconda, quando ha invitato a battere le mani durante Idioteque con dei movimenti minuscoli delle dita, sogghignando divertito; la terza, quando all’urlo “Show your face” (si era messo si lato per suonare il piano) di uno spettatore ha risposto “Show your ass”; la quarta, quando ha battuto le mani con noi alla fine della conclusione tipica di un concerto dei Radiohead, Everything in its right place.
Peccato solo che non abbiano fatto né Videotape né Arpeggi, né Nude, né 4 Minutes Warning, né All I Need, neppure Open Pick.. ma per quelle ci sarà tempo il prossimo anno, magari in Italia. Una delle serate più belle della mia vita.

Alessandro Bacchetta